domenica 20 marzo 2016

Garozzo e statua

da srlive.it

Siracusa, inaugurato il monumento ad Archimede

Monumento ad Archimede
Alcune centinaia di persone, nonostante le condizioni meteo inizialmente non buone, hanno partecipato stamattina all’inaugurazione del monumento ad Archimede, il primo che la città dedica al suo figlio più illustre e realizzato al rivellino del ponte Umberto. Il compito di svelare l’opera è toccata al sindaco Giancarlo Garozzo, che ha voluto accanto a sé l’avvocato Corrado Piccione, presidente onorario del Comitato per il monumento di Archimede, presente all’evento nonostante l’età avanzata.
La cerimonia si è trasformata subito in una festa, con la gente stretta attorno al basamento (una riproduzione del celebre Stomachion di Archimede) quasi a celebrare la fine di una lunga attesa e il pagamento di un debito di riconoscenza che la città aveva verso un genio assoluto ancora oggi celebrato dagli scienziati di tutto il mondo. A completare l’evento una lettera, in risposta a un invito, del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la quale il Quirinale si scusava per l’assenza, a causa di impegni internazionali, e rivolgeva gli auguri e il saluto alla città.
“Dobbiamo riuscire nell’impresa – ha detto il sindaco Garozzo – di far associare il nome di Archimede a quello di Siracusa, cosa che oggi accade solo in minima parte. Dobbiamo fare in modo che i siracusani siano tutti consapevoli della grandezza di questo scienziato. Celebrarlo in maniera degna significa celebrare la nostra città e la sua invidiabile storia”. Vasta la presenza istituzionale, dei rappresentanti militari e delle forza dell’ordine. Presenti i deputati Sofia Amoddio, Pippo Zappulla e Marika Cirone Di Marco; l’assessore alle Politiche culturali, Francesco Italia, che ha lavorato in prima persona all’evento e ha ringraziato per la collaborazione la Capitaneria di porto, la Soprintendenza ai beni culturali e il consigliere comunale Cosimo Burti che per primo ha inviato l’Amministrazione a riprendere il progetto e ha collaborato con gli uffici. Presenti inoltre gli assessori ai Lavori pubblici e alle Attività produttive, Alfredo Foti e Teresa Gasbarro, e una rappresentanza di consiglieri comunali.
Il progetto per una monumento ad Archimede mosse i primi passi nel 2006 ed è passato attraverso un concorso vinto dall’idea firmata dallo scultore siracusano Pietro Marchese e dall’architetto ligure Virgina Rossello. Per l’illuminazione artistica, i due progettisti si sono avvalsi del francese Jean Francois Jales, presente all’inaugurazione.
Corrado Piccione ha ricordato lo scomparso Puccio Mascali, promotore del Comitato, e ha invitato i siracusani a sentirsi orgogliosi di Archimede. Cettina Voza, presidente del Comitato, ha evidenziato il sostegno avuto dai cittadini e ha invitato tutti a considerare Archimede come un esempio per il futuro.
Emozionato, Pietro Marchese, per l’apprezzamento ricevuto dalla città, mentre Virginia Rossello ha invitato a i siracusani a vivere, rispettandolo, il monumento perché a tale scopo è stato pensato il basamento.

domenica 13 marzo 2016

Trama Alcesti di Euripide

Trama di Alcesti di Euripide - tragedia greca 2016 - teatro greco di Siracusa

ALCESTI di EURIPIDE
TRAMA
Zeus ha condannato Apollo a vivere come schiavo nella casa di Admetore di Fere in Tessaglia, per espiare la colpa di aver ucciso i Ciclopi .Grazie alla sua benevola accoglienza, Apollo nutre per Admeto un grande rispetto, tanto da ottenere dalle Moire che l’amico possa sfuggire alla morte, a condizione che qualcuno si sacrifichi per lui. Nessuno, tuttavia, è disposto a farlo, né gli amici, né gli anziani genitori: solo l’amata sposa Alcesti si dichiara pronta. Quando sulla scena arriva Thanatos, la Morte, Apollo tenta inutilmente di evitare la fine della donna e si allontana, lasciando la casa immersa in un silenzio angoscioso. Con l’ingresso del coro dei cittadini di Fere si apre la tragedia vera e propria, una serva esce dal palazzo e annuncia che Alcesti è ormai pronta a morire. Grazie all’aiuto di Admeto e dei figli, appare Alcesti per pronunciare le sue ultime parole: saluta la luce del sole, compiange se stessa, accusa i suoceri, che egoisticamente non hanno voluto sacrificarsi, e consola il marito.
Nel frattempo giunge a palazzo Eracle, intento in una delle dodici fatiche, per chiedere ospitalità. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all’eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti. Sarà l’intervento di un servo a rivelare ad Eracle la vera identità della la donna “non consanguinea” morta. L’eroe, fortemente pentito, decide così di andare all’Ade per riportarla in vita. Eracle ritorna da Admeto con una donna velata, fingendo di averla “vinta” ai giochi pubblici, per mettere alla prova la sua fedeltà. Admeto, inizialmente, ha quasi orrore a toccarla, convinto che sia un’altra, e acconsente a guardarla solo per compiacere il suo ospite. Tolto il velo, si scopre che la donna è Alcesti, ora restituita all’affetto dei suoi cari. Eracle spiega ad Admeto, che  alla donna non è consentito parlare per tre giorni, il tempo necessario per essere “sconsacrata” agli inferi.
da Inda fondazione

mercoledì 16 dicembre 2015